Categorie
Calcio Cultura Storia

La maglia del Toro e la Treccani: che cos’è il Granatismo, sinonimo maschile.

La passione, il tifo per la squadra di calcio del Torino, i cui giocatori indossano la casacca granata, è definita dal 2008 in Treccani con un sinonimo maschile: granatismo.

Ecco, è giusto. Perché l’identità di una squadra passa anche dalla divisa, anzi i due concetti nel calcio si fondono: tramite la divisa, la maglia, si identifica la squadra, la divisa e il suo colore sono un simbolo intimo che un tempo identificava il tifoso in una città o in una nazione e rappresentano la storia, la missione e gli obiettivi di un sodalizio, che permette al singolo individuo di sentirsi gruppo e di condividere il culto della squadra del cuore, così centrale nel calcio: l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, mentre le altre, persino la messa, sosteneva Pier Paolo Pasolini, sono in irreversibile declino.

Allora, perché la maglia del Torino è granata? 
La scelta del colore ha più teorie, una parla di un possibile riferimento al club svizzero del Servette Football Club 1890, dal nome di un quartiere di Ginevra, una delle squadre più forti dell’epoca, soprannominata les Grenat, “i granata”, per cui tifava uno dei fondatori della società torinista, Alfred Dick; un’altra richiama la casacca maroon degli inglesi dello Sheffield Football Club, riconosciuta come la più antica squadra di calcio al mondo, nella storia di questo sport, fondata nel lontano 1857 presso la città inglese dell’acciaio. Peraltro c’è un’altra storia, molto più evocativa, che vede nella gradazione un richiamo alla Brigata Savoia, protagonista della difesa di Torino dal tremendo assedio franco-spagnolo del 1706. E vale la pena di raccontarla bene, questa storia.

Nel 1906 in Europa ebbe inizio la corsa agli armamenti: successe quando la Royal Navy britannica lanciò il proprio guanto di sfida alla marina imperiale del Reich tedesco, con il varo, avvenuto il 10 febbraio, della nave da guerra Dreadnought, “che nulla teme”. Quel momento rappresenterà l’inizio di una nuova era nella storia delle grandi navi militari. Invece, fra l’Italia e la Svizzera venne inaugurato il 19 maggio del 1906 il più lungo traforo ferroviario del mondo, la galleria del Sempione, da Vittorio Emanuele III, re d’Italia e dal presidente elvetico Ludwig Forrer. Il traffico regolare dei treni iniziò il primo di giugno, quando l’impresa del traforo – che avrebbe permesso al mitico Orient Express di collegare Parigi a Istanbul senza attraversare la Germania – venne celebrata nel corso dell’Esposizione Universale che si tenne a Milano in quello stesso 1906.

La sera del 3 dicembre di quello stesso 1906 un gruppo composito di sportsmen si diede appuntamento nei locali della birreria-ristorante “Voigt” di via Pietro Micca, sotto i portici del Palazzo Fiorina, un edificio splendido, concepito nel 1860 e finanziato dalla ricca famiglia Fiorina, con magnifiche decorazioni tra il liberty e il tardo-barocco, più elegantissimi porticati con capitelli neoclassici. Il rossiccio condominio fu sede dell’omonimo Grand Hotel, per molti anni il più lussuoso di Torino, e della storica libreria “Slavia”, poi rinominata “Petrini” nel 1872, dove Edmondo De Amicis scriverà il suo capolavoro: Cuore.

Quel gruppo composito di sportivi aveva il desiderio di contendere alla Juventus, quell’anno sconfitta in finale dal Milan e l’anno precedente campione d’Italia per la prima volta, il primato cittadino. C’erano i soci del Football Club Torinese, perché il sodalizio giallonero era prossimo allo scioglimento, e alcuni soci dissidenti della Juventus, guidati dallo svizzero Alfred Dick, che del club bianconero era stato niente meno che il presidente, prima di essere estromesso, uomo rigoroso, imprenditore dalle idee moderne ma dal carattere difficile, insieme a loro altri appassionati torinesi del nuovo sport, che convennero tutti insieme di fondare una nuova società. Ed ecco che a soli dieci minuti dallo scoccare della mezzanotte, con un brindisi lo svizzero Franz Josef Schönbrod verrà eletto dagli altri soci e sarà il primo presidente del Foot Ball Club Torino, il cui statuto “espressamente esclusa ogni questione politica o religiosa”, fissava i colori sociali: “granata e bianco”.

Il granata, appunto. Nel 1906 correva il bicentenario dell’assedio di Torino, evento epocale nella storia del Piemonte, avvenuto nel 1706 durante la Guerra di successione spagnola, quando oltre 44 mila soldati francesi accerchiarono Torino difesa da circa 10 mila soldati sabaudi che combatterono strenuamente dal 14 maggio fino al 7 settembre, quando l’esercito a difesa della città comandato dal Principe Eugenio e dal duca Vittorio Amedeo II costrinse i nemici alla ritirata. Il fallito tentativo di conquistare la città, che gli storici considerano l’inizio del Risorgimento, e la sconfitta dell’esercito del Roi Soleil, il potentissimo Luigi XIV di Francia, fece conquistare ai piemontesi il rispetto di tutta Europa.

E proprio al duca Vittorio Amedeo II, che a seguito di questa vittoria diventerà il primo re della dinastia di casa Savoia, dobbiamo forse l’iconica maglia del Toro. Difatti, mentre infuriava la battaglia decisiva per le sorti dell’assedio, i due Savoia – Eugenio e Vittorio Amedeo II – dopo aver studiato attentamente la loro tattica, dall’alto della collina di Superga, decisero di attaccare il nemico su più fronti, contemporaneamente, per rompere gli equilibri militari e la morsa dei francesi. Quindi dall’alba fino al pomeriggio del 7 settembre francesi e piemontesi si scontrarono presso Lucento, esattamente dove oggi ha sede il centro sportivo della Continassa e si allena la Juventus, e presso la località detta in piemontese Madòna ‘d Campagna.

Vinsero i piemontesi, su entrambi i fronti. E tuttavia trovandosi a distanza e non riuscendo a comunicare a vista, fu un cavalleggero della Brigata Savoia, partito al galoppo, a portare le informazioni necessarie da un comando all’altro. Attraversando le linee nemiche in rotta il soldato sabaudo venne però ferito a morte e arrivò morente al cospetto del duca, con la divisa intrisa di sangue, per riferire il messaggio che fu solo in grado di sussurrare, prima di spirare fra le braccia del nobile: “Savoie bonne nouvelle”, Savoia buone notizie: abbiamo vinto, Torino è salva. E fu così che Vittorio Amedeo II, prendendo in mano la stoffa della divisa intrisa dal sangue del giovane, si commosse e stabilì che da quel giorno, a ricordo del sacrificio e della vittoria dei piemontesi, la Brigata Savoia avrebbe indossato un fazzoletto di colore granata, come il sangue versato.

Allora, quale miglior colore per la divisa del Footing Ball Club Torino? La scelta convinse tutti i soci, e se alla sua prima partita, un’amichevole giocata il 16 dicembre 1906 contro la Pro Vercelli, non è certo che il Torino sia sceso in campo con un completo granata, è sicuro che – agli ordini del capitano Johann Friedrich Bollinger – il Toro sfoggiò la sua iconica divisa il giorno della prima gara ufficiale, con poco più di un mese di vita dalla fondazione. Era appena iniziato il 1907 e in Piazza Castello aveva aperto la Buvette Mulassano, elegante ritrovo della nobiltà torinese, ma anche degli artisti del vicino Teatro Regio, fra splendidi specchi, tavoli in marmo e ricche decorazioni, quando il 13 gennaio, sul campo del Velodromo Umberto I, in zona Crocetta, nella cornice invernale offerta da un clima rigido a causa delle precedenti nevicate, il Toro affrontò e sconfisse la Juventus per 2-1, nella prima stracittadina della storia, fra bianconeri e granata: il così detto derby della Mole.

E allora, una volta ancora: buon compleanno, Toro.

Le immagini digitali e/o fotografiche utilizzate nel blog invece sono estratte in rete e principalmente dalle pagine https://it.m.wikipedia.org/ dove si legge la dichiarazione che le fotografie sono nel pubblico dominio poiché il loro copyright è scaduto o altrimenti possano essere riprodotte in osservanza dell’articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, modificata dalla legge 22 maggio 2004 n. 128, in ragione delle mere finalità illustrative e per fini non commerciali, non costituendo concorrenza all’ipotetica utilizzazione economica dell’opera che rappresentano.

7 risposte su “La maglia del Toro e la Treccani: che cos’è il Granatismo, sinonimo maschile.”

All’amico carissimo Roberto che, con la raffinata penna che lo contraddistingue, riesce a fondere come sempre mirabilmente ed intrecciare le due S di Sport e Storia.

Complimenti come sempre, anche per aver rispolverato quel gioiello della letteratura italiana che è “Cuore” di De Amicis.

Un viaggio cronologico a tema sport e storia. La tua capacità di scrivere in modo fluido e profondo al contempo, mi cattura e mi fa leggere tutto d’un fiato il tuo scritto. Grazie Roberto! Sempre emozionante.

Granatismo e tremendismo, passione e sofferenza. Essere tifosi del Toro è quasi una sciagura che si tramanda di padre in figlio. Una sciagura come Superga: quel 4 maggio che, come e forse più del 3 dicembre, ci fa essere uniti. Al Comunale, oggi Olimpico Grande Torino, come al Filadelfia: “Russ come el sang, fort cum el Barbera”.
Tanti auguri mio caro Toro, grazie mio caro Roberto.
Forza vecchio cuore granata

Roberto ci regala l’affresco di un’epoca in cui la scelta del colore della maglia, segno principe di appartenenza al club, era carica di significato e nasceva da uno slancio o da un riferimento storico.
Oggi, questa decisione sarebbe demandata agli esperti di comunicazione: non credo che penserebbero al “granata”!
Grazie, Roberto.

Vorrei aver avuto un professore di storia, ma di molte altre materie che mi appassionasse come riesci tu con queste pillole di sport, e non solo.
Grazie dell’arricchimento.

Interessante e godibile come sempre. Non credere però di averci distratto tanto da non ricordare che ci devi ancora la seconda parte sugli anni ’70! I tuoi lettori non dimenticano.

Caro Roberto, a costo di essere ripetitivo, non posso non continuare ad elogiare e “invidiare” la tua capacità narrativa che sa rendere curiosi e appassionati i tuoi lettori. Evviva il Panismo!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *